Blind Pit, in viaggio verso la luce

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Blind Pit è un progetto cinematografico nato due anni fa, mentre stavamo girando nel Donbass per documentare il duro lavoro nelle miniere illegali della regione ucraina, quando all’improvviso ci è apparsa una ragazza bionda, con un vestito bianco: un angelo in mezzo al carbone. Era venuta lì a prendere suo padre, Sasha, un minatore di 33 anni… cieco dall’età di 11 anni, a causa di un incidente.

Abbiamo iniziato a farci raccontare da Sasha la sua incredibile storia, lavorativa e familiare, e abbiamo scoperto che il suo problema alla vista era risolvibile grazie a un intervento chirurgico: l’occhio destro è recuperabile al 95%, quello sinistro al 49%. Grazie ad alcune donazioni siamo riusciti ad avviarlo ad un percorso di cure alla clinica Fyodorov di Mosca, a 28 ore di distanza da Torez, dove Sasha abita con la sua famiglia.

Il coronavirus ha rallentato i nostri progetti, ma ora siamo ripartiti e vogliamo documentare con il film Blind Pit il viaggio di Sasha verso la luce, in una realtà difficile, con una guerra sullo sfondo che sembra non esista più per l’opinione pubblica.

Racconteremo cosa significa scendere ogni giorno 200 metri sotto terra, senza vedere niente, muovendosi dentro tunnel così stretti che a volte possono essere attraversati soltanto strisciando.

Descriveremo anche la vita quotidiana in superficie, fatta di commoventi rapporti interpersonali e resa ancora più complicata dalla crisi economica causata dalla guerra civile, in un mondo in cui il tempo è scandito dagli orari lavorativi della miniera.

Ogni giorno Sasha si sveglia prima dell’alba e, insieme alla moglie Genia, si prepara per andare a lavoro, attende il suo migliore amico Evgheni e con lui percorre in una quarantina di minuti il sentiero che, attraverso il cimitero e il bosco, lo conduce alla miniera. Là, il lavoro sotto terra è disumano: l’umidità bagna i vestiti, il rumore assordante dei martelli pneumatici ti entra nel cervello…

Dopo otto ore di lavoro Sasha e i suoi colleghi hanno però anche voglia di parlare, di riposarsi e le baracche all’esterno, piene di cimeli sovietici, diventano ogni giorno un salotto per discutere di lavoro, di politica e della guerra che ancora insanguina la regione.

Per completare il film e documentare – in maniera indipendente e con la massima libertà di movimento – l’affascinante storia di Sasha alla ricerca di una nuova normalità, abbiamo lanciato una campagna di crowdfunding.

L’obiettivo è proseguire il lavoro nelle prossime settimane e partecipare a Torino alla prima edizione dei Job Film Days promossi da Sicurezza e Lavoro.

GUARDA IL TRAILER

Giorgio Bianchi e Federico Schiavi

23 luglio 2020